zen

La Lifestyle Medicine come unica via di uscita dal disastro sanitario globale

Il 15 gennaio scorso è stato presentato in Parlamento il rapporto di un lavoro di indagine e ricerca avviato nel 2012, finanziato dal Ministero della Salute ed elaborato dalla Divisione Salute dell’OCSE di Parigi.
Il verdetto, contenuto nella “Revisione OCSE sulla qualità dell’assistenza sanitaria in Italia”, riporta tra gli aspetti negativi rilevati all’interno del nostro SSN, i seguenti elementi: “… Il risanamento delle finanze è divenuto priorità assoluta, nonostante i bisogni in fatto di salute evolvano rapidamente (gli indicatori relativi a demenza, numero di anni di vita in buona salute e limitazioni nelle attività quotidiane dopo i 65 anni sono peggiori rispetto alle medie OCSE e il tasso di bambini in sovrappeso è tra i più alti dell’area OCSE).
(…)(l’Italia spende meno di un decimo di quanto spendono Olanda e Germania per la prevenzione; presenta la più bassa percentuale di operatori per l’assistenza a lungo termine osservabile nei Paesi dell’OCSE, in rapporto alla popolazione con 65 anni di età e oltre).”
Tutto ciò appare alquanto scoraggiante, ma in fondo al documento si intravede uno spiraglio di luce… l’OCSE propone difatti: “Migliorare la formazione medica per rafforzare la qualità del personale sanitario italiano: (…) incoraggiando le scuole di medicina a promuovere un insegnamento e metodi di apprendimento di elevata qualità, allontanandosi dagli approcci didattici tradizionali ed esplorando metodi di apprendimento attivi e partecipativi.”

La necessità di attuare un cambiamento è sempre più pressante nel nostro Paese e deve partire proprio dall’alto, poiché molto presto il nostro SSN, già in situazione di profondo deficit economico, sarà chiamato ad affrontare un’ondata di nuovi malati cronici come conseguenza di obsoleti metodi di insegnamento e di cura. Tutto ciò è frutto di scelte pilotate, errate convinzioni e soprattutto di malsane abitudini.
“lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi (…)” recitava Martha Medeiros “…evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare…”.
Il rito dell’abitudine elaborato negli anni 90 da alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) Ë stato anche ben illustrato da Charles Duhigg, scrittore del New York Times, nel suo libro “La dittatura delle abitudini” premiato con un Pulitzer.
Un efficace strumento per “rompere” un’abitudine, ed allontanare così i comportamenti dannosi per la nostra salute, è il Modello TransTeorico (TTM) degli stadi di cambiamento, che nasce da una analisi comparata delle principali teorie di psicoterapia e modificazione del comportamento allo scopo di collegarle tra loro (da qui il nome transteorico)(Prochaska, 1979).
Il Modello TransTeoretico è un modello esplicativo completo e multi-livello in quanto tiene conto degli aspetti temporali e dinamici del cambiamento comportamentale, processo che si articola nel tempo attraverso una sequenza di stadi:
Precontemplazione: in questa fase l’ipotesi di apportare modifiche al proprio comportamento nei 6 mesi successivi alla valutazione non è stata ancora ponderata dal soggetto;
Contemplazione: occorre che il soggetto abbia un minimo di conoscenza dei pro e dei contro del cambiamento;
Determinazione: il soggetto ha deciso di modificare il comportamento nell’immediato futuro (nel mese successivo) e pianifica la modalità di cambiamento;
Azione: il soggetto agisce per modificare il proprio comportamento mettendo in moto una serie di attività volte a modificare un comportamento;
Mantenimento: in questa fase il soggetto si applica al mantenimento nel tempo e alla stabilizzazione del cambiamento.

Il TTM è strategia integrante dell’approccio clinico/scientifico più innovativo e all’avanguardia a livello globale, la Lifestyle Medicine.
La Lifestyle Medicine è ricerca, prevenzione e cura delle malattie legate allo Stile di Vita con interventi evidence-based e punta principalmente alla prevenzione delle malattie cronico degenerative, ma riveste anche un ruolo determinante anche nella cura delle malattie dei nostri giorni (obesità, diabete di Tipo 2, malattie cardiovascolari, cancro, malattie neurodegenerative, depressione, ecc…).
Nata nel 1999 a cura del Prof. Rippe, docente e ricercatore presso la prestigiosa Harvard Medical School, è oggi una realtà riconosciuta a livello internazionale grazie al supporto delle organizzazioni scientifiche come la GLMA (Global Lifestyle Medicine Alliance), ACLM (American College of Lifestyle Medicine), ESLM (European Society of Lifestyle Medicine) e la neonata ILMA (Italian Lifestyle Medicine Association), il cui scopo è divulgare e condividere la pratica clinica della Lifestyle Medicine sulle basi delle evidenze scientifiche e sulla scia degli esempi universitari internazionali.

Date le premesse iniziali sulla condizione sfavorevole in cui verte l’intera organizzazione sanitaria nazionale e internazionale l’OMS e l’OCSE considerano oggi la Lifestyle Medicine l’unica via percorribile per il risollevamento delle sorti del Benessere e della Salute dell’Umanità.

Dr. Luigi Maselli, PhD, MSc

President
Italian Lifestyle Medicine Association†(ILMA)
› Research › Prevention › Treatment of Noncommunicable Lifestyle-related Diseases

More in this category: Cristina Bartoli »
Post precedente Paola De Marzo
Post Successivo Cristina Bartoli

Lascia un commento